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La tradizione incontra l’innovazione: dall’Italia ecco la birra al vino

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Tra le tante bevande in commercio, la birra è senza dubbio quella che meglio si presta alla sperimentazione e all’ideazione di nuove proposte volte a scuotere il mercato: leggendo le svariate etichette sugli scaffali dei supermarket potremo infatti imbatterci in birre speziate, spumantizzate, radler e molte altre curiose varianti.

L’ultima proposta arriva dall’Italia, dove l’azienda marchigiana Moncaro ha elaborato un nuova, singolare bevanda: si chiama Kikka ed è la prima birra artigianale al vino. Un prodotto accattivante, seppure ancora di nicchia, nato dalla volontà di legare il crescente fenomeno della birra artigianale con la secolare tradizionale vinicola delle Marche, regione rinomata per le produzioni di Verdicchio, Piceno e Conero, dove negli ultimi anni ha preso sempre più piede la coltivazione di orzo. Quella di mescolare la birra con il vino, tra l’altro, è stata per anni un’usanza tipica dei contadini locali.

Kikka è una Ale non pastorizzata composta quasi esclusivamente da ingredienti marchigiani ad eccezione del luppolo. Dopo quasi due mesi di fermentazione in autoclave, questa birra bionda viene combinata con il celebre Verdicchio dei Castelli di Jesi, vino bianco DOC dal retrogusto gradevolmente amarognolo, per poi essere nuovamente rifermentata in bottiglia per circa 15 giorni. Degustata principalmente come aperitivo, si sposa perfettamente con antipasti e primi piatti a base di pesce, ma anche formaggi e piatti di terra.

Ancora in fase sperimentale, la birra al vino sta progressivamente inserendosi nella grande distribuzione con l’obiettivo di creare una nuova, invitante alternativa di una tra le bevande alcoliche più vendute nel mondo.